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Come ragionare nel poker: situazione e posizione dettano la linea

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Non basta avere in assoluto una buona posizione di partenza, perché questa a volte viene resa quasi inutile dalla situazione generale che si viene a creare.

 

Ci stiamo giocando una mano importante, in un torneo di poker o in una partita cash. Purtroppo però ci siamo  un po' inceppati e non sappiamo bene quale sarà la prossima mossa. Come fare a uscire dall'empasse? Non sottostimando mai la situazione generale e soprattutto la nostra posizione.

La relatività della posizione è di gran lunga la cosa più importante. Quando agiamo da late position, possiamo già conoscere in anticipo cos'ha fatto la maggior parte degli avversari. È vero ovviamente anche il contrario: quando agiamo da early position, ci tocca scegliere senza poter contare su molte informazioni utili.

Possedere questo genere di informazioni può salvarci per esempio dal fare call con una mano mediocre. Supponiamo che qualcuno rilanci il piatto prima di noi: gettare nel muck carte marginali può farci risparmiare delle preziosissime chip. Se solo uno o due avversari vedono il flop, la mostra coppia medio-bassa andrebbe foldata: meglio aspettare momenti potenzialmente più profittevoli.

Per inciso, in base alla posizione andrebbero giocate anche le cosiddette drawing hand, cioè le mani a progetto. Di solito queste mani, che normalmente devono migliorare per poter vincere il piatto, è meglio giocarle quando si è in buona posizione. In questo modo è possibile per esempio ottenere carte gratis, oppure pianificare con più efficacia un bluff, oppure ancora vincere più chip quando invece centriamo il nostro progetto, puntando per valore.

Arriviamo così alla situazione generale. Vero, la posizione è molto importante e di norma essere in buona posizione è già un punto di partenza. Ma il valore di questo concetto non è uniforme, dipende appunto dalla situazione.

Per esempio, supponiamo che qualcuno rilanci pre-flop, diciamo il giocatore seduto proprio alla nostra destra. Noi siamo sul bottone e facciamo call, così come small blind e big blind; al flop il raiser, che agisce prima di noi, piazza una continuation bet dopo che i due bui hanno fatto check.

Dato che è normale per il raiser piazzare una continuation-bet, il fatto che ci troviamo sul bottone, con quel giocatore alla nostra destra, che agisce prima di noi, ci mette in una posizione scomoda, dato che dopo l'ovvio check dei bui dobbiamo agire noi prima di loro, scegliendo se chiamare o rilanciare.

Torniamo infine sulle mani a progetto. Abbiamo già detto che per giocarle è meglio essere in buona posizione, ma ancora una volta anche la situazione generale ci dà un buon indizio. Le mani a progetto giocano meglio in piatti multi-way, quando non ci sono stati rilanci prima del flop.

Per esempio, diciamo che da bottone riceviamo K-J offsuited, una mano a progetto, che di solito deve migliorare per vincere allo showdown. Per prima cosa, osserviamo quanti avversari restano in gioco: ne servono almeno tre per poter vedere anche noi il flop.

Se ci sono meno giocatori, allora è probabile che nel piatto non finiranno abbastanza chip per giustificare il nostro investimento. Allo stesso modo, non devono esserci rilanci prima o dopo di noi, perché in quel caso l'investimento sarebbe doppio (o anche più grosso, nel caso ci sia piùdi un raise).