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Da Belpaese a Betpaese: Parola di Reuters

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Fate il vostro gioco, benvenuti nel Betpaese. Non è un errore di battitura ma un gioco di parole che ci siamo presi la licenza di fare perché altrimenti non poteva essere.

L'Italia sarà sempre il Belpaese, ma dal 2011, con la liberalizzazione e l'invasione del gioco, la febbre delle scommesse potrebbe meritare un suffisso per marchiare a fuoco lo Stivale.

Ci sono classifiche in cui l'Italia si trova a sorpresa, ma fino a un certo punto, in fondo, dietro nazioni che non hanno la stessa storia, tradizione e evoluzione. Posizioni che fanno gridare allo scandalo. E poi c'è un podio speciale in cui l'Italia va sicuramente a medaglia: primato europeo e podio mondiale nel gioco d'azzardo.

Lo dice la nota agenzia Reuters che mette a cappello dell'articolo questa frase: «Anche in un momento di profonda crisi economica, la promessa di un jackpot, in Italia, brilla ad ogni angolo di strada». Il retrogusto di critica può sembrare oggettivo.

Non c'è dubbio invece sulla considerazione, che invece sembra una sentenza in cui si palesa che la scelta del liberalismo del gioco nel 2011 doveva paradossalmente essere un'arma contro il mercato nero, si è rivelata non essere un argine sufficiente, perché a sorreggerlo quell'argine, non c'erano piloni e pilastri come un'adeguata legislazione.

Gioco e regole sono andate a due velocità diverse, le seconde a tentare di seguire il primo, ma il fenomeno è stato capace di cavalcare i tempi, evolversi, diffondersi e andare a briglie sciolte, mentre la normativa a riguardo è rimasta ferma al nastro di partenza.

Lo Stato guadagna dal gioco d'azzardo e riempie le casse dell'Erario. Falso. O meglio, non come lo si vuole credere. Perché se il fatturato del mondo del gioco, che corrisponde al 5 per centro del Pil tricolore che si traduce in circa 80 miliardi di euro lascia solo le briciole nei forzieri statali:"solo" 8 miliardi e mezzo di euro, e sembrerà ancora meno se si pensa che l'aumento è stato impercettibile, appena tre miliardi negli ultimi dieci anni.

Lo Stato non incassa (per reinvestire), i cittadini (che diventano giocatori) spendono. E spendono sempre di più: nel 2001 si giocavano in totale circa 20 miliardi di euro, dieci anni dopo la spesa è salita a 80 miliardi.

Al momento sono 700 mila gli italiani dipendenti dal gioco. E non chiamateli "ludopatici" perché la ludopatia non è stata definita malattia. Non è stata definita tale da quello stesso Governo che mentre sui beni di consumo carica un'Iva del 21 per cento, sulle entrate del gioco è inferiore all'11 per cento. Risultato: cresce il gioco, aumentano le vittime dell'azzardo, lo Stato ci guadagna poco e di riflesso non ne beneficiano molto gli stessi cittadini.

Le pietre miliari della "deregulation"

2006. Entrano gli operatori stranieri. Prima c'erano solo tre operatori nazionali, Lottomatica, Sisal e Snai: il fatturato non superava i 6,5 miliardi e dal 1992 l'Italia era in forte crisi economica. Grazie alla legge Bersani-Visco la crescita non si è più fermata.

2011. Il "falò di Berlusconi". Era Ferragosto e l'ex presidente del Consiglio con l'omonimo decreto del 15 agosto è stato dato il via libera alla liberalizzazione del mondo online. Oggi rappresenta il settore maggiore di tutto ciò che contribuisce al fatturato del gioco.

Nei primi sei mesi dopo la liberalizzazione sono stati fatturati più di cinque miliardi di euro: l'online ha implementato del 100 per cento quanto ottenuto solo l'anno scorso.

Il 2011 è anche lo spartiacque della mole del gioco. Fino ad allora si poteva acquistare fino a un massimo di 250 euro in chip, mentre ora il limite è 1000 euro, inoltre l'offerta, quella legale s'intende, è varia e soddisfa tutte le esigenze della domanda.

Nel Betpaese però non viene meno la fede e la speranza. Il paradiso si chiama vittoria, a poker, alle lotterie o alle slot.

L'articolo di Reuters chiude con la dichiarazione di Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione: «in una realtà un po' disperata in Italia, delle persone giocano nella speranza di un miracolo».

Articolo di: L.C.