ItaliaPoker > News di Poker > Il Mercato del Poker Europeo Non Riesce a Partire

Il Mercato del Poker Europeo Non Riesce a Partire

condividi su
Ancora una fumata nera. Stenta ancora a nascere il regolamento europeo del gaming online

Nonostante il vertice tenuto alla Commissione Europea abbia visto presenti tutti gli attori in grado di decidere, è ancora una volta mancata quella soluzione in grado di risolvere l'intera questione del gaming comunitario con la creazione di un nuovo mercato europeo.

Per l'Italia ha partecipato AAMS prendendo posto al tavolo delle trattative accanto  agli equivalenti degli altri paesi dell'Unione - un tavolo che, al momento, ha solo mostrato come i tempi, o forse gli interessi, non siano ancora maturi né comuni.

Il poker.eu, insomma, sempre che possa vedere la fumata bianca, dovrà aspettare settembre, mese in cui è stato fissato il nuovo vertice.

Nessuno può rinunciare alle tasse

L'ostacolo alla creazione del nuovo mercato sono le stesse nazioni, apparentemente poco propense a rinunciare alle loro specifiche normative nazionali, quelle che per intenderci, consentono di regolamentare e soprattutto beneficiare di cifre altissime che finiscono nelle casse dello Stato attraverso prelievi fiscali che potrebbero ridursi (scomparire?) con l'abbattimento dei confini nazionali nel mondo del gioco.

Visto on questo senso, sembrerebbe quasi che gli unici a poter trarre benefici dalla partenza di un regolamento comunitario finirebbero con l'essere i consumatori - giocatori che, soprattutto quando perdono, al giorno d'oggi non fanno altro che rimpinguare i forzieri dell'Erario che fornisce loro passaporto e previdenza sociale.

Insomma, sembra che i governi predichino bene, auspicando tutela e lotta alle piaghe derivanti dal gioco, quale ludopatia, malavita e tutto ciò che ne consegue come estorsione e riciclaggio, ma razzolino malissimo, non cedendo sulle comodità che di fatto comporta una regolamentazione interna.

Una soluzione per tutti: le piattaforme internazionali

Sembra piuttosto che prenda quota la soluzione intermedia che vede alcune nazioni orientate a delle regolamentazioni comuni: e se il futuro fossero le piattaforme?

Questo, infatti, potrebbe essere il modo migliore per tenere il piede in due staffe offrendo possibilità maggiori ai consumatori ed allo stesso tempo riuscendo ad incrementare gli introiti destinante alle casse degli Stati tanto arditi da scegliere di partecipare alla creazione del mercato .eu.

Il fatto è che collaborazioni simili a livello internazionale come quelle che comporterebbe la nascita di un mercato tanto specifico sono difficili e limitate. Ci sono riuscite Danimarca e Malta, mentre è in salita che possano riuscirci, ma ci stanno provando, Italia, Francia, Spagna e Inghilterra.

Le differenze nei regimi fiscali dei singoli Stati rendono problematico se non impossibile ipotizzare una cassa comune, un mercato di liquidità internazionale in ambito comunitario, un fondo di liquidità condiviso. E poi viene da pensare che, se già sono problematiche le esistenze di piccole piattaforme, come è possibile auspicare davvero la nascita di un gigantesco mercato europeo?

Continua quindi l'elenco dei fallimenti e delle idee abortite attorno al gioco e nello specifico nell'online in seno all'unione Europea.

Siamo certi che da qui a settembre ciascuna delle nazioni avrà dei casi interni che porteranno a invocare una regolamentazione comunitaria, ma il punto è proprio questo: la Commissione non è un sarto, non può fare un poker.eu che vada bene per tutti, al limite che non scontenti nessuno. Ma su misura sarebbe un controsenso in termini, quindi se qualcuno storce il naso, la fumata bianca si allontana.