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La curiosità uccise il gatto… e il giocatore di poker

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A differenza del tilt, la curiosità è un agire consapevole che però porta spesso al medesimo risultato: perdere un sacco di chip inutilmente.

Una persona troppo curiosa di osservare il lavoro delle api spesso finirà per essere punta", diceva il poeta inglese Alexander Pope. Secondo un vecchio proverbio, un gatto ha nove vite, ma si dice anche che la curiosità uccise il gatto. Nel nostro caso, spesso "uccide" anche il giocatore di poker: essere troppo curiosi al tavolo può portarci alla rovina.

Tutti i giocatori di poker che hanno acquisito una certa esperienza sanno che esistono errori e trappole da evitare assolutamente se non si vuole perdere tutto il proprio stack. Ma la curiosità è ben'altra cosa: è un tratto naturale, per alcuni più forte per altri meno. In ultima analisi, tuttavia, non esiste giocatore di poker che non sia curioso di qualcosa.

Al tavolo da poker, un giocatore curioso potrebbe decidere di chiamare una puntata sostanziosa al river solo per vedere con che tipo di mano sta giocando l'avversario; oppure potrebbe essere curioso di sapere come la carta successiva del board influenzi (preferibilmente in maniera positiva) la propria mano. Tutto ciò ha però poco a che vedere con la probabilità di centrare il punto e vincere il piatto.

Non bisogna però confondere la curiosità con la fase di tilt, in cui il giocatore perde il controllo delle proprie emozioni e delle proprie azioni. Questo succede ad esempio dopo aver subito una bad beat, quando una mano apparentemente imbattibile viene distrutta da un river fortunato (o sfortunato, a seconda dei punti di vista).

Quando un giocatore è in tilt è facile che giochi in maniera irrazionale, prendendo decisioni tutt'altro che profittevoli o magari senza considerare le conseguenze delle sue azioni, dando al contempo diversi tell che gli avversari possono sfruttare - contribuendo così ad una spirale negativa che può essere interrotta o con un enorme sforzo di autocontrollo e volontà, o semplicemente allontanandosi dal tavolo finché non si riesce a sbollire completamente.

La curiosità è una cosa molto diversa, ma può avere gli stessi risultati negativi: costare un sacco di chip che potevano essere risparmiate. Il giocatore troppo curioso, infatti, è perfettamente consapevole di ciò che sta facendo - a differenza di quello in tilt. Spesso s bene che chiamare quella puntata solo per vedere cos'ha l'avversario gli costerà inevitabilmente delle chip.

"Tanto me lo posso permettere", è spesso la motivazione utilizzata. Un giocatore come questo è più propenso ad agire in base alla curiosità dopo aver vinto qualche bel piatto ed aver accumulato uno stack importante. Sa esattamente ciò che sta facendo e pensa di potersi permettere il lusso di essere curioso, anche a costo di perdere una pila (o più) di gettoni.

Da questo punto di vista, il curioso è molto simile al chaser, cioè quel giocatore che ama inseguire le sue mani, provando a chiudere progetti improbabili - tanto per fare un esempio. Come il chase, il curioso trascura il fatto di avere a disposizione pochi out, dimenticando (o ignorando) la realtà dei fatti, e cioè di essere sfavorito.

Il curioso non si preoccupa di valutare le card odds e confrontarle con le pot odds. Perché disturbarsi? La curiosità ormai ha preso il sopravvento. Ma quante pile di chip può permettersi di "regalare", solo a causa della sua curiosità, prima di rendersi conto di aver semplicemente sprecato un enorme vantaggio?