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Milioni di Dollari per Sabotare il Poker Online

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C'è chi spende per vincere nel gioco online e c'è chi versa 10 milioni di dollari per sabotarlo: Sheldon Adelson si scaglia contro il poker in Rete.

Potrebbe sembrare un paradosso, visto che si tratta di uno degli uomini più ricchi degli Usa, che ha costruito la sua fortuna sul gioco: un vero e proprio colonizzatore.

Di quelli che i casino li costruisce, esporta modelli ed è diventato negli ultimi anni un pioniere di business e di modelli del gioco d'azzardo. Ma Adelson crede nel gioco terrestre, nella partita reale, e combatte il gioco online.

Ma tutta la vicenda non è nata per caso. Si incastona perfettamente nel momento di agitazione che stanno vivendo gli Stati Uniti in virtù della liberalizzazione, sostenuta da alcuni ma demonizzata da altri, del gambling.

Figlio di ebrei dell'Europa dell'Est scappati a Boston durante il nazismo "si è fatto da solo" organizzando fiere dell'informatica.

Poi è stato il primo a credere nel mercato asiatico: ne ha capito le potenzialità e iniziato a costruire il suo impero monetario con l'imperioso, in quanto a struttura, Marina Bay Casino di Singapore.

È il padrone del Las Vegas Sands, l'ideatore del Venetian e colui che ha scommesso, vincendo su Macao.

Sogna di approdare a Miami e ambisce a tirar su una piccola Las Vegas sulla Costa Brava in Spagna. E aveva anche dichiarato che stava facendo un pensierino all'Italia.

Ma tra le sue priorità c'è soprattutto la lotta al poker online. Stroncare il gioco su internet è l'unica condizione, secondo lui, "per riuscire a mantenere un livello di revenues accettabile per le sale di Las Vegas e degli Stati Uniti".

Non dovrebbe sembrare strano, ma suona stonata, la sua idea sul gioco: tutelare i minori. Ed è per questo che qualche giorno fa Adelson ha puntato il dito contro il poker online: "I ragazzi possono accedere senza problemi, i minori sono a rischio".

L'associazione dei giocatori non ha gradito la sparata e ha avviato un'operazione scorretta di risposta: ha mobilizzato i giocatori a evitare le poker rooms del magnate del gioco.

Ecco allora che l'uomo meno ricco solo di Bill Gates e Warren Buffett nel 2008 ha messo mano al portafogli e ha scelta la politica per portare avanti le sue idee.

O meglio, per sostenere quelle di Newt Gingrich, candidato repubblicano, vecchio amico di Adelson, in corsa per la Casa Bianca.

Nel suo programma elettorale c'è anche il pugno dure al gioco online. Quindi, per uno che nel 2007 ha donato 50 milioni di dollari alla causa dello stato di Israele, incidono poco i 10 milioni versati a favore della campagna elettorale di Gingrich.

E già in passato il suo "contributo" elettorale ha consentito l'elezione di Jon Kyl, senatore repubblicano dell'Arizona.

Tutta questa battaglia di lobby si svolge in un quadro in progress: il poker online divide ma il Nevada è pronto a essere il primo stato a disciplinare il gioco in rete.

E se Adelson sostiene Gingrich, i colossi Mgm e Caesars stanno dalla parte di Harry Reid, senatore del Nevada e leader dei democratici al Congresso.

Entro la fine del 2012 saranno rilasciate le prime licenze a SinCity: nelle ultime settimane il colosso Mgm ha inoltrato una richiesta formale alla Gaming Commission.

Hanno stretto una santa alleanza anche Caesars e 888. L'ultima novità riguarda la partnership tra i francesi di ChiliPoker e Golden Nugget.

La strategia è chiara: fare presto prima che le azioni di Adelson complichino il quadro politico anche in Nevada.

L.C.