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Poker: l'abilità per contrastare la fortuna

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Il poker è un gioco di fortuna o di abilità? Entrambe le cose. Ma è grazie alle nostre skill che possiamo minimizzare l'impatto della sorte.

Una domanda che spesso ci si pone, parlando di poker, è se si tratti di un gioco di abilità o di fortuna. 'Fortuna', in realtà, non è altro se non un modo diverso per definire la probabilità, cioè la possibilità che un qualsiasi evento possa o non possa accadere.

Quando si parla di fortuna, ci si riferisce a qualcosa che va al di là del nostro controllo: non c'è nulla che possiamo fare per aumentare o diminuire la probabilità che succeda una determinata circostanza. Ma quando si gioca a poker, non è affatto così.

Nel poker, a prescindere dalla variante, possiamo naturalmente influire sull'esito di una mano, utilizzando tutte le informazioni disponibili per cercare di prendere le decisioni migliori possibili. L'abilità ci permette di evitare errori, possibilmente quelli più costosi.

Errare è umano: capita a tutti. Anche ai migliori, anche nel poker. In questo gioco occorre semplicemente dare il meglio di sé: anche così, può capitare di non riuscire ad essere giocatori vincenti.

Quando la fortuna ci assiste, magari riusciamo a vincere ogni mano che giochiamo. Ma presto o tardi, se davvero vogliamo essere giocatori vincenti nel lungo periodo, dobbiamo affidarci all'abilità.

Chiunque può migliorare

Bisogna semplicemente cominciare a chiedersi, in tutta onestà, quali sono gli errori che continuiamo a commettere. Il principale, soprattutto per chi è alle prime armi, è selezionare in maniera sbagliata le mani di partenza. Il che si traduce, facendo un paragone economico, in un investimento errato.

Chiaramente non ci sogneremmo mai di investire i soldi che abbiamo guadagnato col nostro duro lavoro, in un titolo in Borsa il cui valore sta talmente continuando a diminuire da rischiare la bancarotta!

Lo stesso vale per le carte: insistere nel giocare mani di partenza come J-4 offsuited o il classico 7-2 è come puntare su un'azienda che sta fallendo.

Il secondo errore più comune è quello di giocare troppe mani. Tipicamente, questo genere di giocatori vede un flop ogni tre: questo è un errore che spesso risulta molto costoso, soprattutto se magari si chiude un punto al flop, non sufficiente però a risultare la mano vincente.

Inseguire il punto dopo il flop è un altro serio errore, che spesso si vede nelle partite limit dagli stake più bassi. Si comincia magari con una mano decente, ma il flop è talmente brutto da non valere un ulteriore investimento. Eppure si insiste nel continuare nella mano, sperando in turn o river  miracolosi.

Per esempio, supponiamo che un giocatore abbia fatto call da middle position con T-9 off. Al flop ci sono quattro player e il board è K-8-6. Lo small blind punta e il big blind fa call, sperando di centrare uno dei suoi soli quattro out (i 7 che gli farebbero chiudere una scala a incastro). Al turn, le probabilità sono contrarie 10 a 1 e le pot odds ancora più basse (6 a 1). Chiamare è semplicemente un pessimo investimento.

Il punto è che, come abbiamo già detto, la fortuna è un elemento incontrollabile. Ciò che possiamo controllare sono però le nostre abilità, che ci impediscono di commettere errori che, a loro volta, permetterebbero alla mala sorte di distruggere il nostro stack. Lavoriamo dunque sul nostro livello di abilità, senza aspettare che sia la fortuna a darci una mano.