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Tutti i Dubbi del Poker Americano

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Un "piatto" di soli 200 milioni di dollari: il New York Times non scommette sul poker online negli Stati Uniti.

Manca poco al lancio del gioco negli Usa, ma quella che sembrava una nuova frontiera per cittadini e casse governative - con la benedizione qualche settimana fa anche del sindaco di New York Bloomberg - ora c'è qualcuno che storce il naso.

In alcuni stati hanno effettuato delle proiezioni (sistema ormai affidabile visto che su di esso si basano le campagne elettorali americane) e pare che i risultati sia tutt'altro che soddisfacenti: milioni di dollari che non riuscirebbero a risanare i conti in rosso delle casse dello stato.

È vero che la somma può sembrare elevata, ma è poca roba se paragonata a quanti milioni di dollari avrebbe bisogno il forziere dell'Erario.

In California per esempio, avrebbero stimato introiti compresi tra i 100 ed i 250 milioni di dollari l'anno: nulla, se si pensa che il bilancio è in negativo di nove miliardi di dollari.

Però c'è anche chi è fiducioso. Alcuni professionisti del poker, tra cui Phil Hellmuth, sostengono che quando il governo americano legalizzerà il poker online, il settore vivrà un boom maggiore di quello avuto nel 2006.

Secondo le previsioni di Hellmuth, la partecipazione ai Main Events raggiungerà livelli mai visti proprio perchè molti "non pro players" potranno finanziare il buy-in con il poker online.

C'è chi ammette che i numeri possano non essere esaltanti, ma già si ingegna per pensare a nuove soluzioni. Che si traducono in un'offerta maggiore, come alcuni stati che starebbero già pensando di legalizzare anche il Blackjack e il Bingo.

L'incertezza genera un circolo vizioso. C'è chi pensa che il gioco porti giocatori e che il betting favorisca un giro di dollari sempre maggiore, ma viceversa il pessimismo e il freno a mano tirato non fanno decollare la nuova era e quindi gli stessi giocatori non si fidano o non sono attratti.

E poi c'è un'altra questione a suscitare perplessità : Jim Murren, CEO della MGM, soltanto pochi giorni fa si era detto sicuro che il poker online sarebbe stato legalizzato a breve, ma esprimeva perplessità circa il metodo: "Non sappiamo se questo accadrà a livello federale o con una legislazione specifica di ogni Stato - puntualizzava - in quest'ultimo caso il mercato ne uscirebbe certamente più frammentato e meno chiaro".

Nonostante non vi siano leggi americane che abbiano mai proibito il poker in internet come attività e nessuno, almeno fino ad oggi, è mai stato mandato in prigione per aver giocato a poker online, i legislatori degli Stati Uniti hanno deciso che alcune questioni legate alle scommesse online meritano dei procedimenti giudiziari.

Lo statuto legale più citato che rende il gioco online un crimine federale è il Wire Act, enunciato nel 1961. Al momento della sua enunciazione il Wire Act ci si aspettava che assistesse le autorità nel migliorare le restrizioni nel gioco e nelle scommesse e che riuscisse a sradicare le operazioni organizzate di gioco.

I legislatori dei nostri giorni ritengono spesso che l'enunciazione del Wire Act non sia chiara e che non determini fuorilegge tutti i tipi di gioco online, ma soltanto le scommesse online.

Pubblicamente, il Dipartimento di Giustizia degli USA ha affermato che tutte le forme di gioco online, incluso il poker online, violano il Wire Act.

Per rinforzare la controversa proibizione del gioco online, nell'ottobre 2006, gli USA hanno passato l'Unlawful Internet Gambling Enforcement Act. L'UIGEA proibisce alle compagnie di carta di credito americane di processare pagamenti relazionati al poker online ed al gioco di casinò.

Nonostante ci sia l'intenzione di aiutare le persone a star fuori dal gioco e a rendere il gioco meno accessibile, si resta in bilico sull'idea di proibire ai fan del poker e dei casino di giocare. Il nodo cruciale è che sebbene l'intera industria del gioco online, ed anche offline, sia "Made in Usa", gli States vivono un periodo di grande confusione riguardo alla legalità del poker online.

l.c.